Casalinghitudini: il bucato

26 novembre 2014 § Lascia un commento

La buona regola sarebbe: non fare oggi quello che puoi rimandare a domani.
Però le mie lenzuola eran piene di peli di gatto, peli di gatto, briciole-da-colazione-a-letto, peli di gatto, varie ed eventuali di incognita natura.
Troppo anche per me, scatta quindi il piano: programmare la lavasciuga alle sette e spiccioli di mattina in modo che sputi fuori intorno alle otto abbondanti, per trovarsi a decidere tra:
dormire nel sacco a pelo buttato sul materasso: no, il sacco a pelo è in attesa del suo turno in lavasciuga;
prendere le lenzuola pulite e piegate dall’armadio: no, domani quelle pulite puzzerebbero di umidino dopo lunga attesa e toccherebbe rilavarle e riporsi il problema o, nella migliore delle ipotesi, doverle piegare per metterle a posto (orrore!).
Non resta che rassegnarsi al destino stabilito alle sette di mattina e svuotare la lavatrice, far prendere aria e andare a letto nelle lenzuola fresche di bucato, seguendo il terribile piano iniziale.
E anche oggi, la Livietta si è fregata da sola.

Confessioni

29 ottobre 2013 § 1 Commento

Lo confesso, pratico con gusto turismo cimiteriale.

Adoro passeggiare tra lapidi e tombe, godere del silenzio e delle storie che aleggiano nei vialetti, osservare le statue e fotografarle.

In una calda domenica mattina di qualche anno fa, ho trascinato l’Augusto genitore, non particolarmente amante dei cimiteri, dentro il Verano a Roma, “un museo all’aperto”, come cita una delle pagine del sito dei cimiteri capitolini. In queste
vengono descritti i percorsi culturali possibili, i dettagli delle visite guidate e vengono messi a disposizione vari opuscoli stampabili.

Parto quindi alla volta della mia seconda visita al Verano, questa volta con amico fotografo: io con solo zaino e macchina, lui con zaino e cavalletto.

Un tizio ci ferma all’ingresso:

– Avete l’autorizzazione? Per fare foto ci vuole l’autorizzazione (e che ne sapevo? l’altra volta nessuno mi ha detto nulla!).

– No…non sapevamo ci volesse…dove si ottiene?

– Andate agli uffici laggiù e chiedete, è per la privacy!

Andiamo agli uffici laggiù, e mi viene detto che per l’autorizzazione, la persona responsabile riceve il martedì e il giovedì dalle 8.30 alle 12.30. Peccato che siano passate le 12.30 e che sia venerdì.

Non avevo letto nulla da nessuna parte (tranne poi scoprire impegnandomi molto l’articolo 100 del regolamento della polizia cimiteriale)… e dire che il problema me lo ero anche vagamente posto!  Niente cartelli all’ingresso, niente cartelli al punto di incontro delle visite guidate, niente di niente neanche sulla cartina, neanche scritto piccolo piccolo.

Me ne frego un po’ (come si vede qua sopra) e qualche scatto lo faccio. Ci fermano un altro paio di volte. Cambiamo giro per evitare il vigilante. Ho  l’ansia, ma scatto: non resisto, sono una turista cimiteriale del resto.

Tornati a Firenze, proviamo a telefonare al numero che siamo riusciti ad estorcere agli uffici laggiù: niente, non risponde nessuno. Rispulcio il sito, voglio in qualche modo pulirmi la coscienza. Niente, se non il citato articolo trovato tramite google.

Non resta altro che:

  • continuare a telefonare al cimitero di martedì e di giovedì fino a quando qualcuno non si degnerà di rispondermi;
  • pianificare la prossima spedizione, ma senza ansie e con la coscienza pulita.

 

Io e il topo – Epilogo

10 ottobre 2013 § 2 commenti

20130911-231148.jpgLa domanda potrebbe sorgere spontanea: che fine ha fatto il topo?
Dopo molte domande sul da farsi, svariati minuti di riso isterico, parte la ricerca delle consulenze:

  • cooperativa di Legnaia, dove hanno tutto per il giardinaggio e la coltivazione, ma nessuna soluzione per il mio topo (per i topi in generale sì, visto che in seguito ho accumulato ingenti scorte di veleno);
  • veterinario dei pelosi della genitrice per informarsi, quanto meno, sulla lunghezza dell’agonia mia e dell’inquilino indesiderato (“dottore, quanto campa un topo?”).

Dopo le consulenze, i piani di attacco insensati. A seguire la convinzione che gli inquilini siano due in realtà (basta poco: un fruscio qualunque e la casa automaticamente risulta invasa da milioni di topi).
Dopo i piani di attacco insensati, una cosa sensata: l’elenco dei derattizzatori fiorentini.
E quindi, l’azione: tentare di aprire le persiane da fuori.
Tentativo riuscito, che mi ha portato a

  • capire che l’inquilino era rimasto con la coda incastrata sotto la porta (“Ti ho aperto le persiane, te ne vai?!?… Mhhhh, forse hai la coda incastrata nella porta?”);
  • osservare il passaggio del topo (enorme e con la coda a zigzag);
  • farmi una cultura su topi, trappole e veleni;
  • sostituire le persiane smangiucchiate da un ratto affamato con delle persiane blindate accessibili solo a topi molto piccoli e predisposte per gattaiola.

Io e il topo – Una coda spunta

30 settembre 2013 § 3 commenti

Dopo la scoperta del topo, una notte un po’ faticosa, eccoci alla manifestazione vera e propria del topo.

– Mamma, di sicuro sarà scappato da dove è entrato…però vieni lo stesso ad aprire tu la porta-finestra, ho già usato tutto il coraggio disponibile.
– Se non ci fossi io come fareste tutti quanti?!?
– Per ora ci sei, non mi pongo il problema.

Salotto di casa della Livietta, penombra. Dieci circa del mattino: la Livietta puzza di sudore nervoso e incazzatura.

– Lì….

La Mutter si avvicina, gira la maniglia della porta-finestra:
SQUIIIITTTTTSQIIIITTTTTTTT…..
– MERDA! (Urlo scappando in bagno)
– Merda, pensa la mutter richiudendo di scatto.
– Merda, quella cosa che spunta da sotto la porta è la coda del topo! Che si fa?
– Boh, le persiane sono chiuse, se si apre entra.
– Non esiste.
– Hai ragione.

Rumore di cervelli che pensano.

Livietta sadica, con una vena di soddisfazione:
– Devo avergli fatto parecchio male se non è riuscito a scappare.
Livietta animalista:
– Certo però, povera bestia…è lì da stanotte…
E infine, la Livietta che vuol sempre aver ragione:
– Vedi? Non ti ho svegliato inutilmente stanotte: il topo c’era davvero, ne hai le prove!

Io e il topo – Come dormire a 35 anni nel lettone con la mamma

14 settembre 2013 § 2 commenti

Continua la storia della Livietta del Topo.

Trunctrunctrunc (Apro le tre mandate della porta della mutter).

– Che faccio, mi butto sul divano o do segni della mia presenza? Do segni di presenza, magari si spaventa.
– Ciao mamma!
– Cacchio ci fai qui a quest’ora? Mi hai fatto prendere un colpo!
– Mi sa che ho schiacciato un topo tra la zanzariera e la porta-finestra. Presa dal panico ho deciso di venire qui. Posso dormire da te?
– Fatti il letto…
– No dai, mi fa fatica, posso dormire nel lettone con te?
– Ffffff, che palle però. Io dormo con la radio accesa.

– Certo che fa caldo qui da te…che cuscini di merda hai?!?
Maaaaaaoooooo….maaaaoooooooo…..mmmmmmmmaaaaaaooooooooo

Ed ero andata alla ricerca di un posto tranquillo dove riuscire a riposare un po’.

Io e il topo – Monologhi interiori

12 settembre 2013 § 5 commenti

Il sospetto di avere un nuovo coinquilino già lo avevo (troppi telefilm polizieschi?), ma tutto è stato confermato una domenica notte.

Mi sveglio di soprassalto.
Ore 1.20, qualcuno o qualcosa batte contro la porta finestra del giardino. In uno slancio di coraggio mi alzo, mi avvicino alla porta-finestra e mi accorgo che non è perfettamente chiusa.
Azz, penso, è il topo che cerca di entrare…che cacchio faccio?
Azz, penso, sono una fava e non ho girato la maniglia della porta-finestra prima di andare a letto.
Con un ulteriore improbabile slancio di coraggio, do una botta alla porta, giro la maniglia e scappo in camera.
…SquiiiiiiittSquiiiiiittt…trictrictric…squiiiiiiitttt…trictrictric….
Azz, penso, c’era davvero qualcosa e non un ladro a giudicare dai rumori. Che me frega? Mi sigillo in camera e dormo. Sì, vabbè, con le palpitazioni e le gambe che mi tremano? Ma figurati…sono le una e passa, finché mi riaddormento con il topo di là, se va bene sono le quattro. Sai che? Vo dalla mutter…per le due e un quarto dormo di sicuro.
Sempre ragionare in termini di economia di ore di sonno.
Borsa, telefono, kindle (come mi riaddormento sennò?) e via! Alla volta della materna magione.

Chissà che hanno pensato quelli che hanno visto passare a notte inoltrata in piazza d’Azeglio una bicicletta con in sella una che ridacchia beatamente da sola. La solita ubriaca?

Se non avessi avuto la macchina fotografica

10 luglio 2013 § Lascia un commento

Con questo scatto ho perso l’occasione di una foto mentale.

In una (finalmente) calda serata di luglio mi sono ritrovata alle Murate, al festival au desert, accanto a questo bambino.

Mi ero trovata un posticino accanto al palco, con ottima visuale sui musicisti e qualche piccolo refolo di vento. Mi allontano un attimo per salutare qualcuno e al mio ritorno nel posticino perfetto ci trovo questa testolina assorta: aveva lo sguardo attento e curioso che troppo spesso si vede solo nei bambini: “non so bene cosa stiano facendo tutte queste persone insieme su questo trespolo ma mi sa che è qualcosa che mi piace…

E una volta tanto, sono stata contenta di essere andata via e aver perso il mio posto all’osteria. Posto comunque recuperato dopo il ritrovamento del fanciullo da parte del padre.