Io e il topo – Una coda spunta

30 settembre 2013 § 3 commenti

Dopo la scoperta del topo, una notte un po’ faticosa, eccoci alla manifestazione vera e propria del topo.

– Mamma, di sicuro sarà scappato da dove è entrato…però vieni lo stesso ad aprire tu la porta-finestra, ho già usato tutto il coraggio disponibile.
– Se non ci fossi io come fareste tutti quanti?!?
– Per ora ci sei, non mi pongo il problema.

Salotto di casa della Livietta, penombra. Dieci circa del mattino: la Livietta puzza di sudore nervoso e incazzatura.

– Lì….

La Mutter si avvicina, gira la maniglia della porta-finestra:
SQUIIIITTTTTSQIIIITTTTTTTT…..
– MERDA! (Urlo scappando in bagno)
– Merda, pensa la mutter richiudendo di scatto.
– Merda, quella cosa che spunta da sotto la porta è la coda del topo! Che si fa?
– Boh, le persiane sono chiuse, se si apre entra.
– Non esiste.
– Hai ragione.

Rumore di cervelli che pensano.

Livietta sadica, con una vena di soddisfazione:
– Devo avergli fatto parecchio male se non è riuscito a scappare.
Livietta animalista:
– Certo però, povera bestia…è lì da stanotte…
E infine, la Livietta che vuol sempre aver ragione:
– Vedi? Non ti ho svegliato inutilmente stanotte: il topo c’era davvero, ne hai le prove!

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Io e il topo – Monologhi interiori

12 settembre 2013 § 5 commenti

Il sospetto di avere un nuovo coinquilino già lo avevo (troppi telefilm polizieschi?), ma tutto è stato confermato una domenica notte.

Mi sveglio di soprassalto.
Ore 1.20, qualcuno o qualcosa batte contro la porta finestra del giardino. In uno slancio di coraggio mi alzo, mi avvicino alla porta-finestra e mi accorgo che non è perfettamente chiusa.
Azz, penso, è il topo che cerca di entrare…che cacchio faccio?
Azz, penso, sono una fava e non ho girato la maniglia della porta-finestra prima di andare a letto.
Con un ulteriore improbabile slancio di coraggio, do una botta alla porta, giro la maniglia e scappo in camera.
…SquiiiiiiittSquiiiiiittt…trictrictric…squiiiiiiitttt…trictrictric….
Azz, penso, c’era davvero qualcosa e non un ladro a giudicare dai rumori. Che me frega? Mi sigillo in camera e dormo. Sì, vabbè, con le palpitazioni e le gambe che mi tremano? Ma figurati…sono le una e passa, finché mi riaddormento con il topo di là, se va bene sono le quattro. Sai che? Vo dalla mutter…per le due e un quarto dormo di sicuro.
Sempre ragionare in termini di economia di ore di sonno.
Borsa, telefono, kindle (come mi riaddormento sennò?) e via! Alla volta della materna magione.

Chissà che hanno pensato quelli che hanno visto passare a notte inoltrata in piazza d’Azeglio una bicicletta con in sella una che ridacchia beatamente da sola. La solita ubriaca?

Gnagnitudine

4 aprile 2012 § 2 commenti

GnagnaLa Gnagna è una gatta con le mutande, e non perché ha coinquilini sadici. La Gnagna ha le mutande perché è una bestiolina sfortunata: per motivi ignoti (una botta? un incontro ravvicinato con una macchina?) non ha la coda ed è incontinente.

Ma la Gnagna è anche una bestiolina fortunata: ha incontrato chi ha deciso di volerle bene nonostante tutto. E voler bene alla Gnagna  è cosa impegnativa: non bastano una ciotola piena, la lettiera pulita e due coccole! Vuol dire anche metterle le mutande e disinfestare il bagno tutte le mattine, gestire i suoi blocchi intestinali e le proprie ferie in relazione alla disponibilità di Gnagna-sitter.

La mia nipote pelosa è così famosa che ormai i suoi genitori umani sono universalmente conosciuti come Gnagni e lei si comporta davanti all’obiettivo come una star sorpresa da un paparazzo!

Cat sitter

18 maggio 2006 § 8 commenti

Colei da cui regolarmente scrocco pasti (la mi’ mamma) è partita, affidandomi gatti e piante.
Pensando di far cosa gradita alla bestiolina con cui ho condiviso il letto, il divano, la coratella e l’affetto materno, ieri sera l’ho presa (con tanto di lettiera, chicchini e ciotola d’acqua) e l’ho portata a casa mia.
E’ partita per l’esplorazione della casa (per altro già nota all’esserino tutto culo, occhioni e pelo) e poi s’è piazzata sul letto, accanto a me. Come ai vecchi tempi.
Verso le cinque, la bastarda ha avuto nostalgia della casa materna e ha cominciato a rompere i coglioni, che tradotto in parole povere significa: fare l’anima in pena a giro per casa, aprire l’armadio (ante scorrevoli, ha dei muscoli nelle zampe inaspettate la piccola rompicoglioni), aprire i cassetti del mobile del bagno, fare tic-tac con le unghie sul parquet, ….
La ignoro, prima o poi le passa.
Non le passa.
La prendo in collo e cerco di addormentarmi grattandola sotto la collottola. Niente.
Mi infilo la prima maglietta che trovo, le prima scarpe che trovo e in boxer, golf di lana, ballerine azzurre, carico la bestia sotto braccio, attraverso il pianerottolo e riporto l’infame a casa sua.
Gina, piangi da sola a casa della tu’ mamma umana. Intanto io vado a farmi un altro caffè.

Dove sono?

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