Confessioni

29 ottobre 2013 § 1 Commento

Lo confesso, pratico con gusto turismo cimiteriale.

Adoro passeggiare tra lapidi e tombe, godere del silenzio e delle storie che aleggiano nei vialetti, osservare le statue e fotografarle.

In una calda domenica mattina di qualche anno fa, ho trascinato l’Augusto genitore, non particolarmente amante dei cimiteri, dentro il Verano a Roma, “un museo all’aperto”, come cita una delle pagine del sito dei cimiteri capitolini. In queste
vengono descritti i percorsi culturali possibili, i dettagli delle visite guidate e vengono messi a disposizione vari opuscoli stampabili.

Parto quindi alla volta della mia seconda visita al Verano, questa volta con amico fotografo: io con solo zaino e macchina, lui con zaino e cavalletto.

Un tizio ci ferma all’ingresso:

– Avete l’autorizzazione? Per fare foto ci vuole l’autorizzazione (e che ne sapevo? l’altra volta nessuno mi ha detto nulla!).

– No…non sapevamo ci volesse…dove si ottiene?

– Andate agli uffici laggiù e chiedete, è per la privacy!

Andiamo agli uffici laggiù, e mi viene detto che per l’autorizzazione, la persona responsabile riceve il martedì e il giovedì dalle 8.30 alle 12.30. Peccato che siano passate le 12.30 e che sia venerdì.

Non avevo letto nulla da nessuna parte (tranne poi scoprire impegnandomi molto l’articolo 100 del regolamento della polizia cimiteriale)… e dire che il problema me lo ero anche vagamente posto!  Niente cartelli all’ingresso, niente cartelli al punto di incontro delle visite guidate, niente di niente neanche sulla cartina, neanche scritto piccolo piccolo.

Me ne frego un po’ (come si vede qua sopra) e qualche scatto lo faccio. Ci fermano un altro paio di volte. Cambiamo giro per evitare il vigilante. Ho  l’ansia, ma scatto: non resisto, sono una turista cimiteriale del resto.

Tornati a Firenze, proviamo a telefonare al numero che siamo riusciti ad estorcere agli uffici laggiù: niente, non risponde nessuno. Rispulcio il sito, voglio in qualche modo pulirmi la coscienza. Niente, se non il citato articolo trovato tramite google.

Non resta altro che:

  • continuare a telefonare al cimitero di martedì e di giovedì fino a quando qualcuno non si degnerà di rispondermi;
  • pianificare la prossima spedizione, ma senza ansie e con la coscienza pulita.

 

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Se non avessi avuto la macchina fotografica

10 luglio 2013 § Lascia un commento

Con questo scatto ho perso l’occasione di una foto mentale.

In una (finalmente) calda serata di luglio mi sono ritrovata alle Murate, al festival au desert, accanto a questo bambino.

Mi ero trovata un posticino accanto al palco, con ottima visuale sui musicisti e qualche piccolo refolo di vento. Mi allontano un attimo per salutare qualcuno e al mio ritorno nel posticino perfetto ci trovo questa testolina assorta: aveva lo sguardo attento e curioso che troppo spesso si vede solo nei bambini: “non so bene cosa stiano facendo tutte queste persone insieme su questo trespolo ma mi sa che è qualcosa che mi piace…

E una volta tanto, sono stata contenta di essere andata via e aver perso il mio posto all’osteria. Posto comunque recuperato dopo il ritrovamento del fanciullo da parte del padre.

Ego te absolvo

14 dicembre 2012 § Lascia un commento

Ego te absolvo

Ego te absolvo

Forse perché siamo sotto Natale? Forse perché il Papa ha cominciato a cinguettare nel primo giorno papabile per la fine nel mondo?

Pare quindi che in rete ci sia voglia di fede, di purificazione, di assoluzione. Tant’è che qualcuno, alla ricerca di immagini relative all’assoluzione, si è imbattuto in me e nei miei manichini.

I casi della vita digitale!

Lo scatto nella testa /6

9 settembre 2012 § Lascia un commento

Questa foto non è particolarmente bella ma molto forte rispetto all’esperienza in Giordania.

E’ una immagine di quella che chiamano la Svizzera del Medio Oriente, un paese in cui vedi donne completamente coperte e donne con pantaloni attillatissimi e tacchi vertiginosi.

Eravamo a cena l’ultima sera, in un ristorante di alto livello frequentato da Giordani. Il tavolo accanto al nostro era popolato da 5 donne sole, una vestita in abiti occidentali, strizzata in una camicia di quelle che possono far schizzare via i bottoni al primo colpo di tosse, le altre 4 velate. Delle 4 ragazze col capo coperto, una aveva una felpa sportiva bianca e le altre tre erano vestite di scuro. Fumavano tutte e cinque.

Fino a qui il contesto, ora la descrizione dello scatto mentale.

Fisheye. Luci tendenti al giallo, l’inquadratura è da dietro (leggermente più in alto) la ragazza in “abiti occidentali”, che sta a capo tavola, leggermente spostata verso l’alto. Il centro della foto è il suo braccio scoperto che tende verso il posacenere a dentro tavola. Intorno, più sfocate le braccia coperte e le mani delle altre quattro, chi con una sigaretta chi con una lattina in mano. Sui bordi del “tondo” le teste delle ragazze: in basso la testa coi capelli scoperti, neri e lisci che cascano su una camicetta bianca a mezze maniche, sul resto del bordo le teste coperte.

Irrefrenabile desiderio di…

11 maggio 2012 § Lascia un commento

Olivia…scarpe!

Possibile ritrovarsi a desiderare un paio di scarpe nuove nello stesso modo con cui si ha voglia di una birra ghiacciata d’estate o di un pezzo di cioccolata in piena sindrome premestruale? Così, dal niente, esclamare “ho voglia di un paio di scarpe”. E alla domanda, “come?”, rispondere, “mah, non so…ho voglia di scarpe. Forse scarpe con un po’ di tacco”.

E allora, essendo per fortuna ormai chiusi all’ora dell’irrefrenabile desiderio i negozi di scarpe, ho virtualmente incrociato queste meraviglie di Kobi Levi.

Potevo non rimanere colpita dalla descrizione del processo creativo che sta alla base della loro genesi?
“In my artistic footwear design the shoe is my canvas. The trigger to create a new piece comes when an idea, a concept and/or an image comes to mind. The combination of the image and footwear creates a new hybrid and the design/concept comes to life. The piece is a wearable sculpture. It is “alive” with/out the foot/body. Most of the inspirations are out of the “shoe-world”, and give the footwear an extreme transformation. The result is usually humoristic with a unique point of view about footwear.” 
Per fortuna che non sono riuscita a trovare un negozio che le vendesse online…

Tarlo in Tour

27 aprile 2012 § 1 Commento

Il tarlo è in tour.
Non lo avevo ancora letto. Neanche sfogliato. Anche perché il Tarlo è autoprodotto e non si trova in libreria.
Però l’ho comprato.
L’ho comprato perché Mia ha parlato della sua creatura e perché Paolo (l’anello di congiunzione tra Mia e la Livietta) ha letto qualche riga.
L’ho comprato per lo sguardo di Mia mentre parte della sua creatura usciva dalla carta per arrivare alle nostre orecchie. Mia che adesso non ha più il diritto di dire di non avere istinto materno.
L’ho comprato non perché ho condiviso qualche bevuta con l’autrice. Però per colpa di quelle bevute non mi sono fatta fregare da un cielo neronero e mi sono comunque avventurata fino alla cité in bicicletta. Quindi forse sì, alla fine l’ho comprato anche per colpa di quelle bevute.
E ora che l’ho pure finito?

The Last Meals Project

25 aprile 2012 § Lascia un commento

The Last Meals ProjectJonathon Kambouris raccoglie in questo suo progetto una serie di (ad oggi) 18 foto di condannati a morte negli Stati Uniti e del loro ultimo pasto.

Sono il punto di partenza per una riflessione sulla pena di morte fatta di immagini e parole che arrivano dritte al punto della questione: “How is society really served by the death penalty?

L’ho guardato e riguardato molte volte: lo trovo forte nella sua semplicità e crudezza. Tanto forte da farmi venire i brividi e da lasciarmi senza parole.

Dove sono?

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